L’errore più comune di chi prepara una presentazione in inglese è scriverla prima in italiano e poi tradurla. Il risultato suona quasi sempre innaturale: frasi lunghe, giri di parole, connettivi che in inglese non si usano. Una presentazione efficace in inglese ha una struttura sua — più diretta, più segnalata, più orientata al pubblico. Vediamo come costruirla.
La struttura anglosassone: dì cosa dirai, dillo, ricapitola
Il modello classico delle presentazioni in inglese è più esplicito di quello italiano. Anticipare la struttura all’inizio non è considerato ridondante: è considerato professionale, perché aiuta il pubblico a seguirti.
- “Today I’ll cover three main points.” — Oggi tratterò tre punti principali.
- “First I’ll look at…, then I’ll move on to…, and finally…” — Prima analizzerò…, poi passerò a…, e infine…
- “Feel free to ask questions as we go.” — Fate pure domande durante la presentazione. Oppure: “I’ll take questions at the end.”
I segnali di transizione: la spina dorsale della presentazione
In inglese i passaggi tra sezioni vanno segnalati esplicitamente. Sono queste frasi — non il vocabolario tecnico — a rendere una presentazione fluida e facile da seguire:
- “Let’s move on to the second point.” — Passiamo al secondo punto.
- “This brings me to…” — Questo mi porta a…
- “As you can see on this slide…” — Come potete vedere in questa slide…
- “To put this into context…” — Per contestualizzare…
- “The key takeaway here is…” — Il messaggio chiave qui è… Espressione utilissima e molto usata: “takeaway” = il concetto che vuoi il pubblico porti a casa.
Presentare dati e grafici
Parlare di numeri è la parte dove più spesso ci si impappina. Poche formule coprono quasi tutti i casi:
- “Sales increased by 15% compared to last year.” — Le vendite sono aumentate del 15% rispetto all’anno scorso. Attenzione: “increase by” per la variazione, “increase per” per il valore raggiunto.
- “There was a sharp drop in Q3.” — C’è stato un forte calo nel terzo trimestre.
- “Figures remained stable throughout the year.” — I dati sono rimasti stabili durante l’anno.
- “This chart shows the breakdown by region.” — Questo grafico mostra la ripartizione per area geografica.
Frasi che salvano nei momenti difficili
Cosa fare se ti blocchi, se ti fanno una domanda che non capisci o di cui non conosci la risposta? Averlo previsto fa la differenza tra un attimo di esitazione e il panico:
- “Let me rephrase that.” — Lasciate che lo riformuli. Perfetta se una frase ti esce male.
- “That’s a good question — I don’t have the exact figure with me, but I’ll follow up by email.” — Bella domanda: non ho il dato esatto con me, ma vi aggiorno via email. Onesta e professionale.
- “Sorry, could you clarify what you mean?” — Scusate, potete chiarire cosa intendete?
Chiudere bene
- “To sum up, the three key points were…” — Riassumendo, i tre punti chiave erano…
- “Thank you for your attention. I’m happy to take any questions.” — Grazie per l’attenzione. Sono a disposizione per le domande.
Evita di chiudere con un semplice “That’s all” — suona brusco. La chiusura è il momento che il pubblico ricorda meglio: vale la pena prepararla parola per parola.
Il salto di qualità
Una presentazione in inglese ben strutturata comunica competenza anche quando il tuo inglese non è perfetto — mentre una traduzione letterale dall’italiano fa l’effetto opposto, anche con una grammatica impeccabile. È su questo che lavora il modulo Presentazioni efficaci del nostro Crash Course di Business English: struttura, supporti visivi e storytelling per conquistare il pubblico.
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